Tutti coloro che hanno vissuto all'estero ne hanno sentito parlare, o probabilmente lo hanno vissuto loro stessi.

Ognuno sperimenta sintomi di shock culturale differenti. Siano questi di tipo fisico o emotivo. Si può essere afflitti da disturbi  senza apparente origine, come mal di testa, perdita di appetito, affaticamento e dissenteria. Tutti questi sensi sono un'allerta, per via di nuove sensazioni, suoni, odori e sapori. Il metabolismo potrebbe richiedere mesi di tempo per adattarsi ad un nuovo clima. Anche durante il sonno l’ambiente ha un impatto sui sensi, probabilmente influenzando i sogni.

Trasferirsi all’estero presenta indubbiamente delle sfide, grandi e piccole; sfide che ci allontanano dalla nostra zona di comodità. Per ritornare a essere tranquilli è necessario prendere confidenza con il luogo e adattarsi al nuovo ambiente. Quando ci sentiamo a disagio, o addirittura completamente infelici, potrebbe essere rassicurante sapere che è solo un periodo momentaneo di adattamento.  Che presto ne verremo fuori, rafforzati  e maturi per affrontare  le nuove esperienze. Stiamo calmi, manteniamo un atteggiamento positivo e abbracciamo le differenze culturali.

Le quattro fasi di shock culturale

La maggior parte degli psicologi concorda sul fatto che lo shock culturale è costituito da varie fasi. Ognuno di noi, nel trasferirsi in un paese straniero, è probabile che passerà almeno una di queste, se non tutte. Saper riconoscere le diverse fasi dello shock culturale può aiutarci a superare i problemi. Questa conoscenza è paragonabile alle previsioni del tempo, se sappiamo che arriva la pioggia, portiamo l’ombrello e affronteremo meglio il brutto tempo. Non dimentichiamo che queste fasi possono ripresentarsi periodicamente a seconda dello stress della vita quotidiana. Potresti anche tornare ad una fase anteriore dopo una giornata particolarmente frustrante!

Fase uno: Eccitazione

Durante questa fase, tutto è nuovo, emozionante e meraviglioso. Ci sentiamo fortunati per la possibilità di vivere in questo posto,  la vita ci sorride,  abbiamo un atteggiamento positivo e il controllo di noi stessi. Questo è un grande momento per esplorare, incontrare persone e per godere le immagini e i suoni del nuovo paese che ci ospita.  Ci crediamo  invincibili. Questa fase dura in genere da 2 a 8 settimane.

Fase due: Ritiro

La luna di miele è finita, e sei tornato a terra con un tonfo. Questo può essere la fase più difficile del nostro shock culturale.  Alcune persone non arrivano mai a superarla. I problemi quotidiani sembrano ostacoli insormontabili. Cercheremo rifugio in altri connazionali che stanno vivendo le stesse brutte sensazioni e cercheremo conforto nella loro presenza e amicizia. Cerchiamo di tenerci occupati, tentiamo di apprendere la lingua locale. Questa fase di solito dura 2-3 mesi,  ma può essere molto più lunga, più breve, o addirittura potremmo saltarla dipendentemente del nostro atteggiamento verso la vita.

Fase tre: Regolazione

Se siamo arrivati a questa fase siamo a buon punto, il peggio è fatto e ne dobbiamo essere fieri. Adesso siamo in grado di mantenere un atteggiamento positivo verso il luogo e verso la vita. Siamo più tolleranti, riusciamo ad aiutare altri connazionali a superare la fase due.  Iniziamo a sentirci a casa e a costruire la nostra rete di amicizie. Questa fase dura di solito per un anno o due.

Fase quattro: Integrazione

Oramai siamo dei locali! Molti emigrati non raggiungono mai questa fase e se noi ci siamo arrivati… ben fatto! Ci piace stare dove siamo,  ci integriamo con gli indigeni e comunichiamo appieno con loro.  Divertiamoci ma non dimentichiamo che lo shock culturale può riaffacciarsi, talvolta, anche dopo aver vissuto a lungo in un paese straniero.

 

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