Victor Horta è l'architetto belga considerato il precursore dell'Art Nouveau.

 

Naque a Gand, in Belgio, nel 1861. Iniziò a compiere i propri studi a Parigi, anche se, successivamente, preferì tornare nella nazione d'origine per completare gli studi all'Accademia delle Belle Arti di Bruxelles. Iniziò a lavorare all'interno dello studio dell'architetto Alphonse Balat, dove iniziò ad approcciarsi in modo pratico al mestiere, imparando le basi di quello che sarà un nuovo modo di vedere la città.

Quello che rese celebre Horta fu la sua capacità di riconoscere il concetto di edificio non solo come un insieme di mura esterne che racchiudono dentro sé una casa, ma anche come esercizio di stile nell'arredo delle stanze: fu quello che oggi protremmo considerare come il primo "interior designer" della storia. Grazie a lui si inizia, infatti, a parlare dell'importanza dell'illuminazione, della scelta dei mobili e della decorazione delle pareti.

L'architetto francese Hector Guimard, suo grandissimo estimatore, lo definì come un "architetto artista", in grado di concepire la casa come “un'opera d'arte totale, come una conchiglia costruita attorno al suo proprietario”, dalla cui personalità poter trarre l’ispirazione giusta per la realizzazione di un progetto creato ad personam.

L'edificio che più di tutti venne considerato come il grande capolavoro di Victor Horta fu la Maison du Peuple, realizzato per il partito operaio belga, che decise, purtroppo, di distruggerlo nel 1964. Lo stabile doveva essere un punto di riferimento per il popolo, sia da un punto di vista politico che ricreativo.

Alcune delle sue opere prendono il nome di "Principali case cittadine dell'architetto Victor Horta" (ora diventate tutte hotel) e sono considerate come uno dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO situati in Belgio.

Ne è un esempio la Casa Tassel, considerata come la prima abitazione che ben rappresenta lo stile Art Nouveau. All'interno, infatti, è presente una scalinata centrale che riprende ai lati un motivo floreale; il tutto è circondato da affreschi alle pareti e nella volta e dai mosaici nel pavimento. Niente a che vedere con lo stile classico che andava di moda a quel tempo.

Segue poi la Casa Solvay, commissionata da Armand, il figlio del farmacista ed industriale Ernest Solvay. Per realizzare questo progetto furono spesi ingenti capitali nell'acquisto di materiali preziosi; dal marmo all'onice ai legni tropicali, tutto fu studiato nel minimo dettaglio.

Considerato Patrimonio dell'UNESCO è anche l'Hotel Van Eetvelde, il primo edificio realizzato con materiali di origine industriale, come acciaio e vetro, sia nella costruzione degli interni che in quella della facciata. La funzione dello stabile era puramente abitativa, dedicata però a persone molto facoltose. Horta ampliò il progetto originale nel 1898 per la creazione di un garage, uffici e appartamenti.

Da non dimenticare, infine, la Casa Horta, l’atelier dove l'architetto studiò e visse e che ora ospita l'Horta Museum: gli interni risplendono in pieno stile Art Nouveau, racchiudendo tra le proprie mura oggetti e documenti dell'artista.

In età non più giovanissima, Victor Horta tornò ad alcune commissioni più tradizionali, come la realizzazione del Palais des Beaux Arts di Bruxelles.

photo credit: peuplier via photo pin cc

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS